Viaggio nelle coincidenze 23 6 03 narrativa racconti brevi Il volto verso il finestrino, sguardo che non guardava da nessuna parte, mentre il solstizio del 21 giugno prepotente filtrava dalla lastra incolore, riflettendosi nell'occhio vitreo. Adriano aveva lasciato New York con il volo delle 11.00 a.m., giornalista collaboratore di un importante quotidiano della capitale, rientrava a Roma con l'Eurostar del giorno seguente sbrigati gli ultimi impegni di lavoro a Milano. Un lieve disguido l’obbligava a ritardare, prendendo il treno successivo. La rotaia travasava nello scorrere, il tempo della clessidra dal presente al passato. L'ostacolo del grande vuoto delle Torri Gemelle era irremovibile, li’, aveva perso un caro amico. L'odio razziale da quel giorno prese possesso furtivamente, un ossessione di cui non poteva liberarsi. L'usura dei sentimenti reso logore ogni emozione. Sovente avvertiva una mano sfiorarlo, sensazione di freddo e presenza. Il sedile accanto, dello scompartimento del treno su cui viaggiava, si era da poco liberato. Intrattenne conversazioni su enigmi storici con logica laica e scevra di pregiudizi. La comprensione, anche se solo nelle linee più generali, del filosofare umano e i suoi risultati non era stata appagata. Ora, rimasto completamente solo, sosteneva la mente libera nel rincorrere anatemi, assieme a spettri di celate paure. La sosta a Firenze, poi il treno riprese la corsa. Di fronte a lui sedette un uomo distinto sulla cinquantina, con l'aria stanca, non era italiano. Forse un islamico, vestiva abito chiaro di lino, ed emanava una piacevole fragranza indefinita. Al cenno di saluto, esitò a rispondere poi, annuì col capo. Per porre barriera a possibili discorsi che il tale avesse potuto intraprendere, Adriano estrasse un libro dalla borsa in cuoio e iniziò a leggere distrattamente. Si sentiva osservato. Sensazione di freddo. Un impulso d'odio maturò verso lo sconosciuto mentre forze interne si contrapponevano, come se questa volta non riuscisse ad odiare completamente. Svenne. Rapido l’affabile signore lo soccorse, chiamando il capotreno. In stato incosciente, Adriano udiva sovrapporsi di voci. -"E'stato un collasso... probabile stress" riferiva il medico allo sconosciuto che ora sedeva con lui nell'ambulanza. Sostò non molti giorni nell’ospedale di un piccolo centro a confine fra Toscana e Lazio, la convalescenza discreta. Sarebbe rientrato a Roma a breve. Il giorno stesso delle dimissioni s'informò dal medico del Pronto Soccorso dell'uomo che gli aveva prestato aiuto sul treno. Impresso nella mente, quel vestito di lino grezzo e l’essenza agrumata. "Ha detto di provenire da Al Basrah, città dell'Iraq. E’uno studioso, si batte per i diritti di libertà dei popoli e della donna. Contro lo chador, simbolo di autoritarismo e ostacolo del progresso. Grande estimatore di Ghandi, da cui ha tratto forza per divulgare il bene dell'anima." In Adriano prendeva possesso un cambiamento, forte, radicale. Coincidenza dell’incontro con il misterioso signore dal fare amabile, l'odio che dissipandosi creava spazio alla conoscenza dell’unica certezza. L'amore universale senza diversità. Penso’ che la pelle o l’appartenenza ad altre culture e religioni non sono barriere, ma il pensiero e la parola lo possono diventare. A casa, dalla borsa di Adriano cadde un libro, non era suo. Nell'aprirsi potè leggere scorci di frasi del Mahatma (Grande Anima) Gandhi: «Non voglio che la mia casa sia costruita con le mura tutt'intorno e le mie finestre sprangate. Voglio che tutte le culture germoglino nella mia dimora il più liberamente possibile. Ma rifiuto di essere spodestato da chiunque» e ancora.. «Quando educhi un uomo educhi una persona, ma quando educhi una donna educhi una famiglia» Questo quanto trovo’, con a fronte spizio una dedica dello sconosciuto. La voce dell’amico era sparita, guida di quell’incontro. Roberta Vasselli Venezia, 23 giugno 2003